L’INTERESSE NAZIONALE AL PRIMO POSTO PER “FORMARSINAZIONE”

L’epidemia globale da Covid-19 è stata un eccezionale acceleratore di processi che avrebbero richiesto decenni per compiersi e che invece in pochi giorni hanno cambiato la storia d’Europa e delineato scenari con cui dovremo fare i conti nel medio e nel lungo periodo.

Con questo incipit Adolfo Urso ha inaugurato, parlando di interesse nazionale, la scuola di formazione “FormarsiNazione” promossa dalla Fondazione Farefuturo. Nella prima lezione, che ha visto la partecipazione di circa 200 studenti, il Vicepresidente del Copasir ha esposto alcune riflessioni sugli effetti della pandemia, che al pari delle guerre cibernetiche e di quelle economiche, contribuisce a definire un futuro costellato di sfide cui dovranno farsi trovare pronte classi dirigenti preparate e consapevoli. L’interesse e la sicurezza nazionale come due concetti che difficilmente si potranno scindere, come dimostra ampiamente già oggi la competizione fra USA e Cina. Sarà anche per tali ragioni che diverrà irrinunciabile declinare le azioni di politica economica ed estera necessarie al perseguimento dell’interesse nazionale. Un’era di conflitti che vedono l’Italia oggi ancor più contesa perché divenuta una terra di confine tra mondi diversi e purtroppo spesso contrapposti.

Da noi passa il confine della natalità, tra il continente più anziano, l’Europa, e quello più giovane, l’Africa, così come il confine del benessere, tra Nord ricco e Sud povero, con tutte le conseguenze che il duplice divario comporta nella imponente spinta migratoria. A ciò si aggiunga il confine religioso tra la cristianità rappresentata da Roma ed il fronte della fascia di espansione del fondamentalismo islamico che muove, ancora una volta, attraverso i Balcani e il Mediterraneo. Tutte le aree di prioritario interesse strategico italiano sono sotto assedio, minacciate e talvolta conquistate da nuovi imperi regionali, in lotta tra loro come accade in Libia, teatro tragicamente rivelatore delle debolezze del nostro Paese. Dalle reti digitali alle infrastrutture materiali, dalla proiezione nel Mediterraneo ai rapporti con i nuovi attori statali e con quelli non statali come i colossi del web che oggi tentano di dominare lo scacchiere globale, sarà fondamentale, come sottolineato da Adolfo Urso, ritagliarci uno spazio di manovra anche nell’ambito degli organismi internazionali di cui siamo membri e che dovremo contribuire ad indirizzare, assumendo una postura maggiormente assertiva, anti-utilitaristica ed in grado di mantenere costante l’attenzione sul perseguimento dell’interesse nazionale nonostante le opinioni e le spinte contraddittorie. Anche per questo sarà opportuno promuovere in Italia, al pari di paesi come Francia ed Inghilterra, una cultura strategica investendo nella formazione di alto livello con il coinvolgimento di Università e think thank.

Soltanto in questo modo potremo abbandonare una visione post-storica per intraprendere tutte quelle azioni in grado di aumentare la nostra sfera d’influenza in Europa e nel Mediterraneo. L’Italia non potrà più prescindere nel definire il proprio interesse nazionale da quello che è stato definito come “patriottismo economico”. Infatti se per anni abbiamo sentito parlare di declino dell’industria e del nuovo primato dei servizi, dovremo obbligatoriamente invertire la rotta, orientando le scelte di politica economica verso quei settori ad alta intensità tecnologica legati perlopiù all’industria della difesa e dell’aereospazio. Prendendo ad esempio quanto avvenuto in Francia, il senatore Urso ha sottolineato i risultati raggiunti Oltralpe dalle classi dirigenti che hanno sviluppato lo studio e l’applicazione della geoeconomia e della guerra economica ad altissimi livelli, con un’accorta pianificazione e rendendo il proprio complesso militare-industriale un vero e proprio moltiplicatore di forza. Solo comprendendo tali mutamenti sarà possibile giocare un ruolo da protagonista nelle sfide globali che il Covid-19 lascerà in eredità alle prossime generazioni.

Un buon inizio per un ciclo di incontri che vuole dimostrare, utilizzando le parole del segretario generale della Fondazione Farefuturo il professor Mario Ciampi, che il declino è ancora reversibile purché le classi dirigenti italiane, non nuove alle influenze e alle seduzioni del tornaconto individuale, riscoprano una coesione ideale facendo germinare, nel momento più difficile, una nuova Italia.

*Raimondo Fabbri, collaboratore Charta minuta

Video dell’incontro

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