Italia con chi lotta per la libertà a Hong Kong

Italia con chi lotta per la libertà a Hong Kong

il 1 ottobre, a Pechino è stato celebrato il 70esimo anniversario del discorso con cui il rivoluzionario Mao Zedong annunciò la nascita della Repubblica Popolare Cinese, con grandi manifestazioni pubbliche, parate militari e festeggiamenti grandiosi;
contemporaneamente a Hong Kong, mentre un gruppo di funzionari governativi assisteva alla cerimonia commemorativa a porte chiuse, la polizia fermava e perquisiva le persone nelle strade e sui mezzi pubblici, dopo aver chiuso almeno 18 fermate della metro;
numerosi e violenti sono stati gli scontri tra polizia e manifestanti culminati con il ferimento di un attivista, ricoverato in gravi condizioni per mano di un poliziotto che ha sparato ad altezza d’uomo;
la manifestazione del 1 ottobre, l’ultima delle moltissime avvenute negli ultimi mesi per chiedere maggiore democrazia e garanzie di autonomia dal resto della Cina, è stata la più violenta da molte settimane: la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e ha azionato gli idranti sui manifestanti, mentre su Twitter sono circolati diversi video che sembrano mostrare la polizia mentre spara munizioni vere;
secondo quanto riportato dal South China Morning Post, nella solo giornata del 1 ottobre, sono rimaste ferite 31 persone e ci sono stati più di 30 arresti;
l’attivista Joshua Wong, ex leader delle manifestazioni studentesche del 2014, note come “movimento degli ombrelli”, ha invitato il mondo a considerare il 1 ottobre come un giorno di «lotta contro l’autoritarismo» e a far pressioni sui governi e sulle aziende perché riconsiderino i loro rapporti con la Cina;
questa è solo l’ultima delle manifestazioni dei cittadini di Hong Kong a difesa dello stato di diritto e della libertà democratica, contro il sistema giudiziario scarsamente trasparente e condizionato dai vertici politici di Pechino e che contano, ad oggi, 1538 arresti di manifestanti che rischiano fino a 10 anni di carcere;
le richieste sono riassumibili nei seguenti punti: ritiro completo della “Fugitive Offenders and Mutual Legal Assistance in Criminal Matters Legislation (Amendment) Bill 2019” (Legge di estradizione); derubricazione della caratterizzazione delle proteste come “rivolte”; liberazione ed esonero dei manifestanti arrestati; istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente sul comportamento della polizia; suffragio universale per le elezioni del Consiglio legislativo e del Chief Executive; dimissioni dell’attuale Chief Executive nominato dal Governo cinese, Carrie Lam;
non è bastata, per sedare la protesta, la sospensione della proposta di legge sull’estradizione con la Repubblica Popolare cinese che aveva dato luogo all’inizio delle proteste quest’anno, e il suo annunciato ritiro alla prossima apertura del Parlamento di Hong Kong;
il Governo cinese ha più volte dichiarato di essere pronto ad usare la forza militare per reprimere il movimento di protesta e, a riprova di ciò, una quantità impressionante di unità dell’Esercito popolare di liberazione e della polizia armata è stato radunato al confine con Hong Kong, nella città di Shenzhen, in assetto da combattimento;
considerato che
le rivendicazioni dei cittadini di Hong Kong sono garantite dalla Dichiarazione congiunta del governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e del governo della Repubblica popolare cinese sulla questione di Hong Kong (Pechino, 19 dicembre 1984), dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (New York, 19 dicembre 1966), dalla Dichiarazione universale dei diritti umani (Parigi, 10 dicembre 1948) e dalla Legge fondamentale dell’amministrazione della Regione Speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese;
la proposta di legge di estradizione potrebbe colpire anche le persone di nazionalità italiana risiedenti ad Hong Kong per motivi familiari, di lavoro o di studio;
il portale info MercatiEsteri del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale rileva come Hong Kong rimane la principale piattaforma operativa per le aziende italiane e straniere attive in Asia e, secondo le piu’ recenti rilevazioni statistiche, le societa’ del nostro Paese che hanno a Hong Kong il quartier generale asiatico o gli uffici regionali/locali sono 175, mentre il numero totale di societa’ “italiane” o con interessi italiani presenti sono stimate in oltre 400;
la crisi politica in atto ha prodotto un brusco rallentamento dell’economia di Hong Kong, proiettata quest’anno verso una crescita stimata tra lo 0% e l’1%, peggior risultato dal 2009 ed i primi effetti negativi sono stati avvertiti anche dalle centinaia di aziende italiane attive su questo mercato;

la Repubblica italiana si fonda sui principi democratici di uno stato di diritto, che porta avanti anche nelle sedi internazionali e bilaterali in concordanza con le convenzioni e i trattati internazionali;
la situazione non può non impattare con la dichiarata intensificazione dei rapporti commerciali tra la Repubblica italiana e la Repubblica popolare cinese, in particolare a seguito dell’accordo d’intesa tra i due paesi sulla Belt and Road Initiative;
impegna il Governo
ad esprimere la propria condanna per la repressione violenta delle manifestazioni di piazza ad Hong Kong e per la violazione dei diritti fondamentali della libertà di manifestazione, di espressione del pensiero, di stampa;
a sostenere le aspirazioni democratiche del popolo di Hong Kong e ad esortare il governo della Repubblica popolare cinese a rispettare i propri impegni nei confronti di Hong Kong, consentendo un continuato alto grado di autonomia e senza indebite interferenze;
ad assumere ogni utile iniziativa di competenza per tutelare gli italiani residenti o che si trovano in transito, per ragioni di studio, lavoro o turismo, a Hong Kong e garantire i rapporti commerciali e gli interessi economici delle aziende italiane che operano con o in quell’area.

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