Intervista al sen. Adolfo Urso sulla Rivista Generazione liberale

DIALOGO CON ADOLFO URSO, TRA QUESTIONE UCRAINA E RITORNO DELLA POLITICA DI POTENZA

Dalla questione ucraina al ritorno della politica di potenza, passando per la necessità di ripensare la questione energetica e la difesa in un’ottica nazionale ed europea in complementarità con la Nato. Il presente pone la politica italiana di fronte a delle sfide nuove, agli innovativi capovolgimenti che stanno ridisegnando la scacchiera internazionale del campo di battaglia. Di fronte a questi scenari la politica non può scindersi dalla cultura, dalla necessità di una organizzazione e dal dialogo per creare un nuovo scenario comune. Questo è lo scopo della fondazione Fare Futuro, che si propone di diventare uno dei principali pensatoi dello scenario moderato, attraverso un dialogo con il mondo angloatlantico e la necessità di una dialettica plurale e lucida sui cambiamenti del presente. Per parlare di questi temi abbiamo intervistato il Sen. Adolfo Urso, presidente della fondazione Farefuturo e del Copasir storico esponente di una destra atlantista e moderna aperta alle sfide del tempo, che ha sempre portato avanti prima in Alleanza nazionale, poi in Fratelli d’Italia.

In questi giorni si è svolto il convegno della Fondazione Farefuturo. Quali sono i temi principali che avete trattato?

Il 14 e 15 marzo la Fondazione Farefuturo, insieme all’International Republican Institute e al Comitato Atlantico Italiano, ha organizzato un convegno sul tema “L’Alleanza atlantica, la crisi ucraina e la sicurezza Euro mediterranea”. Il meeting si è aperto pubblicamente alla Sala Nassirya del Senato della Repubblica, con gli interventi del direttore per la Strategia Transatlantica dell’IRI Jan Surotchak, del presidente del Comitato Atlantico Italiano Fabrizio Luciolli e con il saluto registrato del Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Luigi Di Maio e del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini. I lavori sono poi proseguiti a porte chiuse, con una serie di approfondimenti che hanno visto come relatori deputati nazionali ed esteri, deputati europei, presidenti di Regione e interlocutori istituzionali.

Il meeting ha voluto rappresentare un focus sulle prospettive per l’Alleanza atlantica alla luce degli accadimenti internazionali di queste ultime settimane e della guerra tra la Russia e l’Ucraina, ma anche interrogarsi sul tema centrale della sicurezza nel Mediterraneo allargato. Una priorità quanto mai attuale per l’Italia, anche sul fronte della sicurezza energetica, rispetto alle nuove sfide della competizione globale. Proprio il Mediterraneo, al netto della emergenza della guerra in corso in Ucraina, rappresenta il terreno di confronto tra potenze autoritarie come la Russia e la Cina, che stanno estendendo la loro influenza su vasti territori, ricchi di risorse energetiche e di terre rare indispensabili per realizzare la transizione verde in cui siamo tutti impegnati, e le democrazie occidentali. E il nostro Paese all’interno di questo scenario, insieme agli altri partner europei e sotto l’egida della Nato, dovrà svolgere un ruolo sempre più importante e decisivo a difesa della pace e della stabilizzazione di tutta quest’area, che va dal Corno d’Africa alla Libia fino alla zona subsahariana del Sahel.

Cosa ne pensa della questione ucraina e quale ruolo dovrebbe avere l’Italia nella scacchiera internazionale?

L’Ucraina è uno Stato sovrano, riconosciuto dalla comunità internazionale, che è stato oggetto da parte della Russia di un’aggressione inaccettabile. Va riconosciuto il valore della resistenza eroica del popolo ucraino, che ci ricorda quanto la libertà non debba mai essere data per scontata, e richiama ai propri doveri un’Europa talvolta distratta, anche sul fronte della necessità di potenziare una difesa comune con una nuova strategia e investimenti mirati che non possono più aspettare. L’Italia sta svolgendo appieno il proprio ruolo nella scacchiera internazionale, che è quello di un partner di primaria importanza nello scenario europeo e atlantico. Fondamentale in quest’ottica, è stata la approvazione da parte del Parlamento della mozione unitaria sulla guerra tra Russia e Ucraina, che a differenza di quanto spesso avvenuto in passato, ha mostrato un Paese unito, capace di superare le divisioni della politica interna nella difesa dell’interesse e della sicurezza nazionali.

Come pensa procederà il conflitto sul fronte ucraino e quale ruolo svolgerà la Cina in questa controversia?

Ovviamente, l’unica strada per risolvere il conflitto tra Russia e Ucraina rimane quella diplomatica, alla quale abbiamo il dovere morale di lavorare incessantemente. Detto questo, come anche evidenziato dal premier Draghi nel suo discorso al Parlamento, la solidarietà italiana ed europea in questi momenti non può essere solo di facciata. Alle dichiarazioni di intento vanno fatte seguire azioni concrete, che facciano capire alla Russia come l’occidente non intenda tollerare l’aggressione in corso. Da qui il sistema delle sanzioni, e il sostegno concreto alla resistenza ucraina, sul quale si sono espressi favorevolmente anche Stati storicamente neutrali come la Svizzera. La Cina da parte sua ha una grande occasione, quella di svolgere un ruolo diplomatico e di dissuasione nei confronti di Putin, accelerando quanto più possibile la fine di un conflitto insensato che rischia di diventare ogni giorno più crudele, con migliaia di morti lasciati sul campo, tra i quali anche tanti civili innocenti, compresi donne e bambini.

IL MEDITERRANEO E’ IL CAMPO DI BATTAGLIA TRA AUTOCRAZIE E DEMOCRAZIE OCCIDENTALI, CHE RUOLO SVOLGE IN QUESTO CONTESTO L’ITALIA?

Nella Relazione annuale sull’attività del Copasir, presentata lo scorso 9 febbraio e – caso unico finora – illustrata e discussa in Senato il 15 marzo, l’area del Mediterraneo allargato è stata definita ‘Priorità nazionale’. Dal Corno d’Africa alla Libia, passando per il Libano, la Tunisia, l’area sub sahariana del Sahel, così come in Iraq e in Siria, e nei Balcani, l’Italia è presente con uomini e mezzi, a sostegno delle principali missioni internazionali. Ma la battaglia per la supremazia globale tra le democrazie occidentali e le potenze autocratiche, come la Russia e la Cina, si gioca anche e soprattutto sul fronte della sfida per il controllo dell’energia e delle risorse minerarie necessarie per portare a termine la transizione ecologica. Sarà necessaria una sempre maggiore sinergia europea e occidentale che consideri di nuovo il Mediterraneo allargato come centro nevralgico della politica mondiale, e in questa ottica l’Italia, per tradizione e posizione geografica, dovrà certamente avere un ruolo da protagonista.

In un suo precedente intervento al Copasir aveva precedentemente anticipato l’offensiva russa e il rischio di una influenza russa nel nostro paese. Può spiegarci meglio?

Avevamo descritto la postura aggressiva della Russia, anche rispetto alla politica energetica, e alle mire espansioniste nel medio oriente e in diversi territori dell’Africa. Così come avevamo messo in guardia il Parlamento, circa i rischi elevati di attacchi cyber, non soltanto di origine terrorista ma anche di possibile matrice statuale. E purtroppo, eravamo stati buoni profeti. Nella relazione annuale del Copasir, si legge come “L’attivismo della Russia si rivolge soprattutto all’acquisizione di informazioni di carattere politico-strategico, tecnologico e militare. Oggetto di particolare interesse sono i processi decisionali nei vari settori dell’azione politica tra cui gli affari esteri e quelli interni, la politica energetica, la politica economica e le dialettiche interne alla NATO e all’UE. Le attività portate avanti in questi ambiti sono solitamente negabili e difficilmente attribuibili”.

In un’ottica mediterranea allargata, “La Russia, considerata la principale minaccia verso Est, ha intrapreso ormai da qualche anno diverse iniziative assertive da Sud: una presenza con forze navali nel Mediterraneo; una presenza con truppe e l’occupazione di basi in Siria; interventi in Libia, Repubblica Centrafricana, Mali di forze militari proprie o ad esse collegate, come la compagnia Wagner”. L’allarme evidentemente era stato lanciato in tempo.

Quanto sta accadendo ci fa capire inoltre quanto importante sia la sicurezza della Repubblica e quanto ciò debba essere considerato in ogni decisione che prendiamo, anche quando affrontiamo i temi dell’energia o dell’economia digitale, della tecnologia, dell’intelligenza artificiale, dello spazio come dell’acciaio, degli asset infrastrutturali come delle filiere industriali, ben sapendo che i nostri avversari sistemici, cioè i sistemi autoritari, li utilizzano appieno nel loro confronto con le democrazie occidentali. Tutto questo fa parte di quello che viene chiamato guerra ibrida. A tal proposito, abbiamo evidenziato la necessità di disporre di un’intelligence economica al servizio del sistema Italia, che sia proattiva a tutela della scienza e della tecnologia e degli asset produttivi del Paese.

Di fronte alle sfide energetiche proposte da un affrancamento dalla Russia, come può il nostro paese risolvere il problema dell’autosufficienza?

L’Italia importa il 95% del gas che utilizza, e di questo, il 42% proviene dalla Russia. E’ chiaro che le sanzioni per il nostro sistema produttivo, ma anche per le famiglie italiane, rappresentano un grande sacrificio. Sacrificio, tuttavia, che viene richiesto e condiviso sul presupposto più importante, la difesa della libertà, del nostro modello di democrazia occidentale e del principio di autodeterminazione dei Popoli. Paradossalmente, se da questo momento difficilissimo vogliamo trarre un insegnamento positivo, questo si può tradurre nella necessità, ormai chiara a tutti, di accelerare un processo di diversificazione nelle forniture energetiche del Paese, e al contempo di potenziamento della nostra autonomia energetica. Anche su questi aspetti, il Copasir era recentemente intervenuto, prima dello scoppio del conflitto, con la Relazione del 13 gennaio sulla sicurezza energetica nella attuale fase di transizione ecologica. Lanciando l’allarme, ma individuando anche possibili soluzioni, da proporre al Governo e al Parlamento. Ad esempio, con un migliore sfruttamento e una revisione del sistema delle concessioni per i bacini idroelettrici, con ulteriori investimenti sul solare e sull’eolico, ma anche prevedendo il ricorso ai poteri sostitutivi dello Stato, in caso di inerzia degli Enti locali. Il gas naturale sembra poi rappresentare una risorsa irrinunciabile nel breve-medio termine, in attesa che possa completarsi la transizione energetica. Anche allo scopo di invertire il dato relativo all’aumento del 250 percento della spesa delle famiglie per il gas naturale, occorrerebbe valutare l’ipotesi di incrementare l’estrazione di gas dai giacimenti italiani, riducendo allo stesso tempo gli acquisti dall’estero in modo da mantenere costante il volume dei consumi. Si tratterebbe di sfruttare più efficacemente i giacimenti già attivi, in modo da raddoppiare la quota nazionale da poco più di quattro a circa nove miliardi di metri cubi all’anno.

Con la crisi del populismo ci si è risvegliati in una nuova Italia che fatica a riformulare gli assetti ideologici. Da dove devono ricominciare i partiti per affrontare le sfide del futuro?

Più che di crisi del populismo, parlerei di crisi della politica. Che troppo spesso ha abdicato al suo ruolo, rinunciando ad individuare una strada maestra per riportare in alto il nostro Paese. Bisogna distinguere, come da sempre avviene ad esempio nelle democrazie anglosassoni, tra le divisioni nella politica interna, che giustamente evidenziano le diverse sensibilità politiche sui temi più disparati, da quelli etici, a quelli sociali ed economici, dall’interesse nazionale. Che va sempre e comunque tutelato. Come avvenuto recentemente, proprio in occasione della risposta unitaria delle forze politiche nel condannare con fermezza e con la massima durezza la invasione russa dell’Ucraina. Un atteggiamento che potrebbe forse aprire una nuova fase, proprio nella dialettica politica e nei rapporti tra maggioranza e opposizione. Così come è indispensabile investire nei giovani, nella formazione delle nuove classi dirigenti. Non per riproporre le vecchie ideologie del’900, ma per appassionare di nuovo migliaia di ragazzi all’impegno sociale e politico. Fornendo loro modelli virtuosi e credibili. Ecco, in questo senso penso che l’opposizione ‘patriottica’, come bene interpretata dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, possa essere una sintesi efficace di questo percorso in questa fase storica, nella quale far convergere le migliori intelligenze ed energie della società italiana. Per essere pronti a governare quando e se il Popolo, unico sovrano in democrazia, ce ne darà l’opportunità con il voto liberamente espresso nelle urne.

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