Intervento in Aula sugli sviluppi della situazione in Libia

Intervento in Aula sugli sviluppi della situazione in Libia

Signor Presidente,

vogliamo innanzitutto dare atto e riconoscere al ministro Moavero Milanesi il suo impegno, peraltro più volte codificato in quest’Aula e in Commissione e dal lungo elenco delle attività svolte in queste settimane, per recuperare il terreno perduto. È indubbio, in- fatti, che l’Italia è rimasta spiazzata da due eventi. Il primo è la Conferenza indetta in modo inappropriato dalla Francia mentre l’Italia era priva di un Governo: la Francia ha tentato di imporre, per l’ennesima volta, alla Libia e agli altri partner europei ed internazionali, il proprio interesse strategico e la propria volontà su quel Paese. Il secondo evento è quello che si è verificato non a caso qualche settimana fa con gli scontri a Tripoli, di cui ancora non è chiara la motivazione, che hanno rischiato di mettere totalmente fuori gioco il nostro Paese. Di fronte a questi due eventi bene ha fatto il ministro Moavero Milanesi a cercare di recuperare con una serie di incontri internazionali (e noi ci auguriamo, essendo un partito patriottico, che si riesca nell’obiettivo), innanzitutto modificando la linea politica del nostro Paese con l’incontro con il generale Haftar (che non è una cosa casuale, ma è una modifica sostanziale della politica italiana nei confronti dei vari partner libici) e coinvolgendo anche l’altro attore che si era sentito escluso dalla nostra azione. Noi gli diamo atto che questa è stata una scelta saggia, non solo necessaria. Gli diamo inoltre atto di aver coinvolto tutti i soggetti possibili nel tentativo di sventare il nuovo assalto francese: bene ha fatto, quindi, negli incontri ottenuti durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, così come nella convocazione di questa Conferenza per la Libia, cui però partecipano – lo diceva prima il senatore Casini in maniera appropriata – molti, troppi contendenti o partecipanti. Quando i partecipanti sono troppi, è anche difficile poi trovare un’intesa: la moltitudine fa emergere la debolezza. Il nodo di fondo è indubbio ed è ormai riconosciuto da tutti e noi siamo con- tenti che oggi tutte le parti politiche in questo Parlamento – mi auguro anche chi prenderà la parola subito dopo – faccia chiarezza su un punto: i prioritari interessi strategici dell’Italia oggi in quel teatro sono divergenti da quelli della Francia. La Francia si è mossa sette anni fa e poi ripetutamente in questi sette anni (l’ultima volta appunto nel maggio scorso) contro gli interessi italiani, contro gli interessi libici (scatenando quello che ha scatenato) e contro gli interessi dell’Europa. Noi abbiamo la necessità che anche il rappresentante del Governo europeo, tra l’altro indicato dal Governo italiano, il Ministro degli esteri europeo, la signora Mogherini, faccia sentire la sua voce, tanto più in questo contesto, in cui gli interessi dell’Europa e gli interessi dell’Italia non sembrano convergere con quelli di un Paese europeo che si muove in sprezzo degli interessi generali e di quelli del nostro Paese. Per questo crediamo che sia importante in queste settimane, prima della Conferenza per la Libia, che si chiarisca questo aspetto. Il fatto di aver chiarito qui nel Parlamento nazionale e di avere oggi, a differenza di sette anni fa e anche di qualche tempo fa, la stessa sensazione nei confronti del contendente prioritario e principale in quel Paese credo sia un buon punto di partenza per elaborare una politica estera condivisa (ciò che noi chiediamo a questo Governo e a questo Parlamento), tanto più laddove gli interessi strategici del Paese sono minacciati ripetutamente, come è stato conclamato in questi anni. Nella politica estera condivisa deve essere centrale l’interesse nazionale, che ovviamente oggi si difende perseguendo il processo di pacificazione in Libia con chiarezza. Il Governo ha qualche settimana di tempo per chiarire con la Francia quale debba essere la posizione europea. Con riferimento a ciò, l’Unione europea deve necessariamente farsi sentire. Mentre oggi ci felicitiamo con il Governo per la Conferenza di pace per la Libia del 12 e 13 novembre, vorremmo non trovarci il 14 novembre a dire che l’obiettivo è andato fallito. Quando, infatti, si convoca una Conferenza per la pace a Palermo di quel ti- po con tutti quei partner internazionali, l’obiettivo non può fallire perché l’obiettivo è molto importante, l’Italia si espone molto e in quel teatro non possiamo perdere ulteriori colpi. Per questo chiediamo al Governo che si impegni realmente in queste settimane sul nodo di fondo. Non è la Russia, l’Egitto, il Qatar, l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti, il Canada, la Germania, ma la Francia. Questo chiarimento deve essere fatto affinché la Conferenza abbia successo e l’Italia possa riprendere il proprio ruolo rispettato nel Mediterraneo

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