Intervento in Aula. Decreto legge 119. Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria

Intervento in Aula. Decreto legge 119. Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria

“Signor Presidente, il decreto-legge in esame è diventato, nelle sue multiformi trasformazioni, prima nel Consiglio dei ministri, che lo ha varato per due volte, poi in Commissione, un decreto-legge omnibus, in cui vi è tutto e il contrario di tutto. Vi sono norme di grande rilevanza, almeno nella prospettiva che indicano, come la società unica della rete, che viene introdotta come concetto con un emendamento surrettizio in un provvedimento che si chiama decreto fiscale. Cosa c’entri la rete con il decreto fiscale è difficile da spiegare a chiunque.

Si tratta di un provvedimento che condivideremmo, se il Governo spiegasse in maniera compiuta in Assemblea, al Parlamento e al Paese, cosa vuole realizzare con questa rete nazionale, che ovviamente è un fattore strategico anche per quanto riguarda gli assetti industriali del Paese, e con altre questioni, come quella del bonus bebè, di cui vi eravate dimenticati nella manovra.

È un decreto-legge omnibus, non è più un decreto fiscale.

Peraltro lo stesso relatore, nel suo intervento, ha parlato di tutto tranne che della parte fiscale, salvo dire «In conclusione, vi è la parte fiscale». Vuol dire che è un decreto omnibus e lo dico perché voi avete fatto una battaglia in Parlamento per la trasparenza e le regole, per le correttezze procedurali, che in questo provvedimento non vi sono, ma vi è esattamente il contrario. Il Governo del cambiamento cambia in peggio le procedure parlamentari.

Il disegno di legge di conversione del decreto-legge non realizza una pace fiscale – e mi rivolgo al collega della Lega – ma un mini condono fiscale. La pace fiscale, ossia un rapporto diverso tra cittadino-contribuente e Stato, avviene quando si cambia e si fa una riforma fiscale, che modifica le procedure e il rapporto tra cittadino e Stato. Non c’è nulla di questo nel provvedimento, c’è solo un condono, una sanatoria, peraltro per pochissimi. Dico questo a fronte di una manovra fiscale ed economica di estrema importanza che dovrebbe giungere con la legge di bilancio, che peraltro è contestata in sede europea. Avete venti giorni per cambiare la legge di bilancio e la state cambiando. Con quale obiettivo? Da quello che si legge, l’unico obiettivo che vi interessa è quello elettorale.

La discussione è: riesce questo Governo a contrattare in Europa? E cosa? Il rinvio a settembre dell’infrazione. Sembra un Governo di ripetenti, ripetenti nella vita, ripetenti nel Governo. Chiedete il rinvio a settembre dell’infrazione e attraverso che cosa? Attraverso lo spostamento, avanti nel tempo, dei provvedimenti relativi al reddito di cittadinanza e alla miniriforma della cosiddetta legge Fornero, così che incidano meno nel 2019, ma molto di più negli anni 2020 e 2021. Un rinvio in avanti, un posticipare a quando non sarete più al Governo. Ebbene, questa è una cosa profondamente sbagliata. Se cambiate la manovra nella sostanza, se, per esempio, il reddito di cittadinanza diventa una risorsa data all’impresa per assumere anche temporaneamente un lavoratore, se cambiate nella sostanza la manovra affinché, per esempio, le risorse ricavate siano destinate agli investimenti e alle infrastrutture, specialmente nel Sud, allora ci possiamo ritrovare, ancorché rimanga il deficit 2,4 per cento. Il problema infatti non è il numeretto del 2,4, è il destino delle risorse sottratte ai contribuenti, soprattutto a quelli del futuro, cioè ai giovani. A cosa saranno destinate? Allo sviluppo, alle infrastrutture, agli investimenti? No, soltanto a misure elettoralistiche, perché il vostro obiettivo sono esclusivamente le elezioni europee. Questo non è un Governo del cambiamento, è un Governo di natura elettoralistica che pensa di avere – voi stessi pensate – un tempo così breve da non poter poi, sostanzialmente, rispondere di quello che accadrà dopo.

Concludo, citando un Ministro del vostro Governo, il ministro Savona, che ha detto che la manovra è troppo debole per dare una spinta all’economia; aggiungo: troppo debole per dare una spinta all’economia che si è già arrestata, che è già in recessione a fronte del probabile arresto dell’economia europea e mondiale. Savona dice anche che la manovra è troppo ambigua per convincere l’Europa. Siete troppo deboli e troppi ambigui per convincere l’Europa; siete troppo deboli e troppo ambigui per cambiare e sviluppare il Paese.”

 

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