Intervento del presidente Urso in Aula sulla ratifica del Trattato per l’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia

Signor Presidente, noi non abbiamo dubbi e non abbiamo mai avuto dubbi sulla parte dove stare; ovviamente, tanto più oggi, a fronte di una ratifica dell’adesione della Svezia e della Finlandia al Trattato dell’Alleanza atlantica, che, cari colleghi, non è un fatto formale, bensì un evento storico. È un evento storico per tre motivi: anzi tutto, perché i Paesi che accogliamo – Svezia e Finlandia -avevano fatto della neutralità la loro ragion d’essere e ora hanno scelto, sono stati costretti a scegliere.

È un evento storico per il momento in cui si verifica, con una guerra ai confini della nostra Europa, in cui l’Italia, come tutte le democrazie occidentali e atlantiche, è impegnata a sostenere la libertà dell’Ucraina, la sua indipendenza e la sua integrità. È un evento storico perché – questo sì, una volta tanto – il nostro Paese, l’Italia, e il nostro Parlamento si sono mostrati uniti; si tratta di un’unità praticamente unanime, che credo sia dovuta – ce lo dovete riconoscere, cari colleghi, ce lo riconoscono gli italiani – alla precisa, determinata, coerente e responsabile scelta di Fratelli d’Italia, che sin dall’inizio ha spronato il Parlamento a schierarsi a difesa dell’aggredito e contro l’aggressore.

Se non avessimo fatto questa scelta di responsabilità, l’Italia sarebbe apparsa ancora una volta inaffidabile per le vostre divisioni e titubanze. È una svolta storica perché Svezia e Finlandia sono grandi democrazie e con la loro adesione si rafforza e si evidenzia come, alla base dell’Alleanza atlantica, vi siano comuni valori di libertà che oggi più che mai dobbiamo difendere a fronte della sfida lanciata dai sistemi totalitari, autocratici e imperiali che vogliono sottometterci, come stanno cercando di sottomettere l’Ucraina, e magari domani Taipei. Questo evidenzia come l’Alleanza atlantica abbia valori comuni nello Stato di diritto e nei principi democratici che esprime e tutela, nell’emblematico valore della libertà, che, se permettete, è la base del benessere – lo dico ad alcuni colleghi – a fronte di sistemi autoritari che sostengono di poterlo garantire meglio di noi anche in assenza di libertà. Il benessere senza libertà non ci interessa.

Nel vertice di Madrid, oltre a sancire l’adesione all’Alleanza atlantica, è stato determinato come la Russia sia la minaccia più significativa e diretta e in queste ore dobbiamo rendercene conto anche a fronte di quanto sta accadendo nei Balcani, in Kosovo e nella Bosnia Erzegovina, un altro degli obiettivi dell’espansionismo di Putin, come dimostra anche il fallito viaggio di Lavrov. Al contempo, è importante che sia avvenuto mentre la NATO ridefinisce i suoi obiettivi e l’Europa comincia a ritrovare un’intesa sulla necessità di una difesa comune, che non significa esercito comune, ma condivisione di sicurezza e di difesa con una scala di priorità, tanto più importante per quanto potrebbe ancora accadere Svezia e Finlandia sono grandi democrazie, ma sono anche Paesi che hanno sviluppato una difesa militare efficiente. Ci aiuteranno a tutelare il fronte Nord là dove le minacce incombono su Kaliningrad, quindi sui Paesi baltici e sull’Artico, dove si svilupperà la competenza e la supremazia anche militare della Russia in rapporto all’Occidente. Potremo quindi dedicarci di più al fronte Sud, dove durante il vertice di Madrid è stata individuata -per la prima volta in maniera cogente – la necessità di una centralità della difesa del Mediterraneo allargato, quindi dei Balcani, della sponda Sud e dell’Africa, che dev’essere la nostra scommessa, perché è lì che si sviluppa e si conclude – speriamo favorevolmente per noi, cioè per il mondo delle libertà e dello sviluppo – il confronto titanico tra Oriente e Occidente.

Ne dobbiamo essere consapevoli noi italiani più di altri nella tutela del Mediterraneo allargato, in una politica europea atlantica nei confronti dell’Africa che non sia solo militare, ma che sia soprattutto una politica sociale, economica e produttiva per crescere e far crescere con noi il continente. Cari colleghi, altri Paesi altrettanto democratici – mi riferisco alla Germania e al Giappone di oggi -hanno già deciso di cambiare la Costituzione per consentire ai propri popoli di difendersi e di preparare una difesa migliore. Noi dobbiamo raggiungere il prima possibile l’obiettivo del 2 per cento di investimento nel campo della difesa per dare il nostro contributo, oggi più che mai decisivo, perché è nel Mediterraneo allargato che vi è la più grande sfida tra Occidente e Oriente, non soltanto nei confronti della Russia e del fondamentalismo islamico, ma anche della Cina, che nel Mediterraneo allargato trova le sue ragioni d’essere e lo sbocco naturale della sua logica di predominio economico e produttivo attraverso la Via della seta. Cari colleghi, vi stupite perché la destra è su questa posizione. La destra – e chi conosce la storia della Repubblica lo sa – è sempre stata dalla parte dell’Alleanza atlantica e ha votato e contribuito a scegliere nei momenti più decisivi, quando l’Italia doveva affrontare la sfida.

È stato così anche nel 1983, quando il Partito Comunista e la sinistra italiana scendevano in piazza contro l’installazione dei missili cruise e pershing, che furono l’atto decisivo nella guerra fredda tra Occidente e Oriente. Allora, il Movimento Sociale Italiano votò quell’atto decisivo e permise all’Italia di essere il primo Paese a sbloccare la difesa, cioè a installare i missili cruise, a cui poi sarebbero seguiti gli altri, mentre la sinistra italiana era da un’altra parte, dall’altra parte della storia, che poi si è rivelata perdente.

Non dovete essere stupiti dalla nostra determinazione, dalla nostra coerenza e dalla nostra responsabilità, che ha portato all’unità – direi quasi all’unanimità – del nostro Parlamento anche quando c’è stato da votare sull’invio delle armi a Kiev. Attenzione, perché non è finita qui: sappiamo tutti che i mesi che verranno e le prossime settimane saranno decisivi, anche per quanto riguarda il conflitto bellico e dobbiamo essere consapevoli, coerenti e responsabili in ogni momento e sostenere con determinazione e continuità la resistenza ucraina di fronte all’invasore, che utilizza ogni mezzo di distruzione, sempre più cruenta. Noi dobbiamo dare un segnale di affidabilità. Lo faremo anche dalla maggioranza, ovviamente. Se i cittadini lo vorranno, se gli elettori ci riserveranno la guida del Paese, saremo garanti del fatto che l’Italia manterrà fede agli impegni, perché è nostro interesse nazionale. Mi auguro che l’opposizione del futuro non cambi posizione. Mi auguro che le forze politiche qui rappresentate non mutino la loro posizione nel cambiare gli scranni dalla maggioranza all’opposizione.

Mi auguro che anche voi manifestiate la stessa coerenza, la stessa determinazione e la stessa responsabilità di cui noi vi abbiamo dato esempio in questi mesi e in questi anni

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