Interrogazione al Ministro Patuanelli sulla risoluzione dei diversi tavoli di crisi aziendale aperti presso il MISE

” Premesso che:
da notizie stampa si apprende che sono più di 183 i tavoli di crisi aperti al Ministero dello sviluppo economico, con circa 300.000 dipendenti coinvolti (senza contare l’indotto);
il Ministro pro-tempore, rispondendo ad un question time, il 25 luglio 2019, ha ammesso che non esiste un registro ufficiale che definisca i tavoli di crisi aperti per cui “non è possibile fornire un numero che sia ufficiale”;
il decreto “salva imprese” (decreto-legge n. 101 del 2019) che annunciava “Misure urgenti per la tutela del lavoro e la risoluzione di crisi aziendali”, in fase di conversione in Parlamento, contiene alcune norme per le vertenze ex Ilva e Whirlpool (nonché per le crisi aziendali in Sicilia e in Sardegna) del tutto insufficienti a garantire la continuità produttiva ed i loro dipendenti;

ancora senza soluzione industriale resta il caso Alitalia, che continua a bruciare risorse pubbliche e la cui mancata soluzione avrebbe ricadute drammatiche sul settore turistico italiano;
drammaticamente in linea con il dato nazionale è quello dell’Umbria, dove, negli ultimi 10 anni, si sono registrati numerosissimi casi di crisi aziendali con un impatto fortemente negativo sui livelli occupazionali e che hanno messo a rischio la solidità dell’apparato produttivo regionale, con pesantissime ricadute anche sull’indotto;

secondo i recenti dati forniti dall’Osservatorio INPS, la cassa integrazione guadagni ordinaria, nella prima metà del 2019, ha registrato nella regione umbra un tendenziale e preoccupante incremento, pari al 18 per cento, con un aumento delle ore complessive che da 2.652.018 del 2018 a 3.043.837 del 2019;
ancora più preoccupante il dato della cassa integrazione straordinaria che ha segnato, nel periodo gennaio-giugno 2019, un aumento del 70 per cento e raggiungendo quota di 1.761.913 ore;
gli eventi sismici del 2016 hanno contribuito definitivamente a mettere in ginocchio il tessuto produttivo dell’Umbria: tra lentezze burocratiche e amministrative, promesse non mantenute e personale mai assegnato, la ricostruzione non è partita, minando qualsiasi possibilità di ripresa;
giacciono, ancora oggi irrisolte sui tavoli del Ministero, alcune gravi crisi, prima fra tutte quella della J&P SpA, la ex Antonio Merloni, che attualmente occupa in Umbria 300 unità di personale, oltre all’indotto, e che, se entro gennaio 2020 non sarà trovato un investitore disposto a intervenire, è destinata al peggio, posto che i tentativi di salvataggio finora esperiti a livello governativo e regionale non hanno prodotto alcun risultato utile;

resta irrisolta, altresì, anche la crisi della IMS-Isotta Fraschini, che, con i suoi circa 180 dipendenti, è destinata alla chiusura, in assenza di investitori del settore ghisa-alluminio disposti a farsi avanti; ancora attendono soluzione le crisi aziendali della ex Cementir, della ex Novelli, della Treofan, di Mercatone 1, mentre è in osservazione speciale l’AST di Terni, un’azienda che produce un milione di tonnellate di acciai speciali all’anno, dove 700 unità di personale sono state messe in cassa integrazione ordinaria;
la forte concentrazione di crisi aziendali in una sola regione determina una situazione sull’orlo dell’emergenza sociale; appare necessario e urgente effettuare una valutazione generale dell’indirizzo della politica industriale del Paese e introdurre strumenti idonei a supportare la crescita economica e ridurre i volumi di sofferenza del comparto produttivo, con conseguenze pesanti sulla vitalità del tessuto economico e sociale, si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo ritenga di adottare al fine di contrastare adeguatamente ed efficacemente la crisi del comparto economico e produttivo che investe ormai da tempo l’Italia, e come intenda rendere efficace l’azione dei tavoli di crisi, contribuendo a trovare soluzioni industriali per mantenere in attività i siti produttivi e, quindi, i livelli occupazionali”.

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