Interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico e della Difesa

Premesso che:

IVECO, attualmente appartenente al gruppo industriale italo-statunitense CNH industrial N.V., rappresenta un’azienda leader a livello internazionale nello sviluppo, nella produzione, nella vendita e nell’assistenza di una vasta gamma di veicoli industriali, leggeri, medi e pesanti, impiegando, in tale attività, circa 25.000 dipendenti, dislocati nei 24 stabilimenti presenti in 11 Paesi del mondo, ivi compresa l’Italia;

il 10 marzo 2020 è stata sottoscritta un’intesa tra CNH industrial e le organizzazioni sindacali al fine di garantire la tenuta sociale, occupazionale e produttiva del ramo italiano, anche avuto riguardo alle società di IVECO e FPT motori, mentre, recentissimamente, si è appreso dell’esistenza di una trattativa preliminare tra il citato gruppo industriale e il gruppo cinese Faw Jiefang, proprio con riferimento ad un’ipotetica cessione di IVECO, che, ovviamente, preoccupa per la tenuta dei livelli occupazionali, con possibile conseguente impoverimento del sistema produttivo italiano;

considerato che:

da alcune fonti di stampa si è potuto apprendere che la trattativa con il gruppo cinese avrebbe ad oggetto: per un verso, la produzione degli autobus e dei camion di IVECO, in particolare, sia quelli prodotti nello stabilimento di Suzzara (Mantova), vale a dire, il “Daily”, sia quelli prodotti nello stabilimento di Brescia, vale a dire gli “Eurocargo”; per un altro verso, la possibile acquisizione di una quota di FPT industrial, divisione motori, presente a Torino e a Foggia;

i lavoratori impegnati in tali produzioni superano le 8.000 unità, secondo la seguente suddivisione: 1.680 a Suzzara; 2.250 a Brescia; 2.450 a Torino e 1.700 a Foggia, e tale piano sarebbe in contrasto con l’intendimento del Governo di rafforzamento della “golden power” quale strumento di tutela dei settori strategici per il Paese, tra i quali sono ricompresi certamente i trasporti;

rilevato che:

IVECO Defence fornisce, da 80 anni, alle forze armate italiane protezione, sicurezza e mobilità per tutti gli operatori impegnati quotidianamente in contesti complicati, nelle zone più inospitali e pericolose della terra: collaborazione che interviene con grande passione, dedizione e, soprattutto, senso di responsabilità da parte della stessa società, la quale ha sempre cercato di venire incontro alle necessità ed esigenze della difesa;

in particolare, IVECO Defence occupa, in Italia, circa un migliaio di persone, altamente qualificate e specializzate, investendo in tecnologia per la difesa tra il 6 e l’8 per cento dei ricavi annui; attività alla quale deve essere aggiunta quella degli oltre 350 fornitori presenti sul territorio italiano, i quali, gradualmente, negli anni, hanno adattato la loro produzione agli standard richiesti dalle esigenze militari;

atteso che la società ha diverse sedi in Italia: a) la sede principale di Bolzano, dove, in particolare, vengono prodotti i veicoli blindati 8×8, i Lince 4×4 e la maggior parte dei gruppi meccanici dei veicoli in dotazione alle forze armate; b) la sede di Vittorio Veneto (Treviso), dove si procede al taglio e alla saldatura dell’acciaio balistico; c) gli stabilimenti di Piacenza e Brescia, dove vengono prodotti i camion militari, cabine blindate e non blindate, sfruttando la sinergia con le linee di produzione dei veicoli civili;

ritenuto che la IVECO rappresenta un’importate realtà del sistema industriale italiano, e, in particolare, la IVECO Defence per il settore strategico della difesa nazionale, e, pertanto, appare necessario un immediato intervento al fine di evitare la cessione di tali società a gruppi integralmente stranieri, anche in ragione dell’importanza strategica per il sistema della difesa nazionale che, tra l’altro, non può certo essere sottoposto a condizionamenti o depotenziamenti, tantomeno derivanti da scelte di soggetti esteri;

considerato che la società acquirente possa anche agire al fine di acquisire la tecnologia IVECO per poi eventualmente chiudere o comunque ridurre in modo sensibile la produzione in Italia, eliminando di fatto un temibile concorrente internazionale,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intendano assumere al fine di tutelare e difendere la produzione di IVECO in Italia, e, in particolare, quella di IVECO Defence;

se non intendano ricorrere alla “golden power” per tutelare un asset strategico così importante anche per la filiera industriale già messa a dura prova dalla vendita di FCA al gruppo Peugeot;

se infine non ritengano necessario predisporre l’intervento di Cassa depositi e prestiti ove CNH intendesse comunque procedere alla vendita del gruppo IVECO.

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