Interrogazione a risposta orale al Presidente del Consiglio dei ministri

Interrogazione a risposta orale al Presidente del Consiglio dei ministri

Premesso che:

il nostro ordinamento, a garanzia di un corretto svolgimento delle competizioni elettorali (politiche, europee ed amministrative) e di un esercizio imparziale del conseguente mandato, prevede una serie di cause di incandidabilità, incompatibilità e ineleggibilità;

in particolare, la normativa vigente stabilisce che, per essere candidabili, i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, i capi di gabinetto dei ministri, i commissari del Governo e tutti gli altri soggetti ineleggibili ai sensi dell’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 debbano cessare dalle loro funzioni almeno 180 giorni prima della data di scadenza del quinquennio di durata della Legislatura (in caso di elezioni anticipate, bisogna dimettersi comunque entro i 7 giorni successivi alla data di pubblicazione del decreto di scioglimento delle camere); a ciò si aggiunga tutta una serie di disposizioni che sanciscono il divieto di cumulo del mandato (elettivo) parlamentare con altre cariche;

benché si tratti di istituti giuridici sostanzialmente differenti (sia nei presupposti che negli effetti), la ratio complessiva delle disposizioni in materia è, in generale, quella di evitare eccessive concentrazioni di potere, assicurare parità di condizioni nello svolgimento delle competizioni elettorali e, in definitiva, quella di garantire una efficace “rappresentanza” e una maggiore “rappresentatività”;

in sostanza, il fondamento della disciplina sulle incompatibilità e ineleggibilità risiede in motivazioni di carattere funzionale, morale o più propriamente tecnico, che rendono per il legislatore inconciliabile l’esercizio contemporaneo di una determinata carica e del mandato parlamentare nonché nel timore dell’influenza che determinate posizioni individuali hanno (o anche solo potrebbero avere) sul corpo elettorale;

in questo quadro, e sempre a garanzia della legalità, trasparenza, imparzialità ed efficacia di ogni processo decisionale e partecipativo, val la pena richiamare tutta la normativa vigente in materia di conflitto di interessi, voto di scambio, traffico di influenze illecite, campagna elettorale nonché par condicio che, inevitabilmente, in una lettura organica e sistematica, non può non entrare in gioco (anche solo potenzialmente) nello scenario che si va delineando per le prossime elezioni suppletive del 1° marzo 2020 nel collegio di Roma 1 per la Camera dei deputati;

considerato che:

il Ministro dell’economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, è il candidato designato dall’intero centrosinistra per le suppletive del collegio uninominale Roma 1;

lunedì 3 febbraio, già ufficialmente candidato alle elezioni suppletive a Roma, egli ha partecipato, per oltre un’ora e 30 minuti, ad un importante talk show televisivo su una rete nazionale;

la sua candidatura, oltre a rappresentare una grave e incomprensibile anomalia per il nostro consolidato sistema democratico-rappresentativo, costituisce un grave vulnus per l’intero assetto istituzionale delineato dal legislatore e sopra sinteticamente richiamato;

peraltro, nelle prossime settimane il Governo dovrà procedere ad oltre 400 nomine (tra multinazionali, SpA controllate dai ministeri, organismi indipendenti, enti economici e I) e proprio il Ministero dell’economia si troverà a dover svolgere un ruolo delicato e cruciale in questa fase di riassetto della complessa governance economico-produttiva del nostro Paese;

è evidente che, tanto più in tale scenario, la candidatura di un Ministro in carica rischia di alterare la competizione elettorale, creando seri squilibri in termini di competitività, concorrenza, parità di accesso e di condizioni rispetto agli altri candidati, stante la sua acclarata posizione “dominante” e “privilegiata”;

è del resto di palese evidenza che, trattandosi di elezione suppletiva, oltretutto in un collegio uninominale (cosa assai diversa da una competizione proporzionale e non suppletiva), il ruolo di Ministro, nelle possibili influenze sugli elettori, è tanto più incisivo e importante di quanto possa essere quello di un sindaco candidato nel collegio del suo Comune o del capo di Gabinetto dello stesso Ministero, per i quali la legge non a caso prevede espressamente le dimissioni prima della accettazione della candidatura;

a tutto ciò si aggiunge che, mentre nel corso delle campagne elettorali per il rinnovo del Parlamento l’attività del Governo si limita all’ordinaria amministrazione per non influire sulla stessa, in tal caso, invece, si verifica il paradosso che il Ministero dell’economia e delle finanze, il cui titolare è candidato, continua a svolgere la sua attività complessiva nella pienezza dei poteri con il rischio di sostanziali violazioni del complesso di norme richiamate (e, nello specifico, quelle in materia di conflitto di interessi, traffico di influenze illecite e par condicio),

si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga che la candidatura del ministro Gualtieri alle imminenti elezioni suppletive del 1° marzo per il collegio uninominale Roma 1 per la Camera dei deputati contrasti con l’intero assetto normativo-istituzionale vigente e che sia necessario procedere alla sostituzione del Ministro in carica con altra persona, per fugare ogni ipotesi di incandidabilità o comunque di inopportunità, stante il concreto pericolo che lo stesso non si attenga alle regole della par condicio e che tutti gli altri candidati (Maurizio Leo, Rossella Rendina, Elisabetta Canitano, Marco Rizzo, Mario Adinolfi, Luca Maria Lo Muzio) non abbiano i suoi stessi spazi di comunicazione e propaganda, ovvero quantomeno assumere ad interim il ruolo oggi ricoperto dal ministro Gualtieri.

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