Interrogazione a risposta orale al Ministro delle Infrastrutture e dei Tarsporti

Interrogazione a risposta orale al Ministro delle Infrastrutture e dei Tarsporti

Premesso che:

nell’immediatezza del disastro del “ponte Morandi” il Governo manifestò l’intenzione di revocare ai concessionari il controllo di Autostrade per l’Italia SpA (ASPI) con annunci pubblici e irrevocabili;

si è preferito poi scegliere la via negoziale che, ormai da mesi, procede tra difficoltà e incertezze, con una trattativa dai contorni sempre mutevoli tra Atlantia (la holding controllata dalla famiglia Benetton) e il Governo per l’acquisto della sua quota di proprietà di Autostrade per l’Italia;

è notizia di questi giorni che Atlantia ha rigettato anche la seconda offerta presentata dal consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti;

pare che il modo deciso dal Governo per trovare maggiori capitali sia quello di ricorrere ad una cordata che vedrebbe al fianco di CdP la partecipazione di due fondi speculativi internazionali, uno americano, “Blanckstone”, ed uno australiano, “Macquarie”, che acquisterebbero la maggioranza (il 60 per cento) della società ASPI;

si tratta di investitori noti per la loro spregiudicatezza, il che fa sorgere dubbi o interrogativi su azionisti che per loro mission non possono certo definirsi stabili e trasparenti per le loro operazioni;

in particolare Macquarie, gruppo finanziario miliardario australiano attivo in 31 Paesi, secondo gli osservatori “famoso per garantire ottimi rendimenti ai suoi investitori ma non altrettanti servizi agli utenti”, ribattezzato dagli inglesi “canguro vampiro”, oltre alla quota di Autostrade sembrerebbe essere interessata anche ad un altro asset strategico, con l’offerta di 2,6 miliardi di euro presentata a ENEL per l’acquisto del 50 per cento di Open Fiber, la società di reti digitali a banda larga destinata alla fusione con la rete di Telecom Italia;

è di martedì 10 novembre la notizia che lo stesso Macquarie ha venduto proprio ad Atlantia, per circa un miliardo di dollari, il 100 per cento della propria partecipazione nella società concessionaria dei tunnel in Virginia;

appare alquanto curioso che mentre tratta con CdP e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Atlantia faccia affari negli Stati Uniti proprio con la società australiana che è in trattativa per acquistare una quota importante di Autostrade per l’Italia;

forse anche per queste ragioni, appena lunedì 9 novembre si è avuta notizia che il Governo voglia includere anche le reti stradali ed autostradali di interesse nazionale tra gli asset strategici che rientrano sotto il golden power, un’ulteriore “toppa” in corso d’opera;

l’esercizio dei poteri speciali in capo al Governo può senz’altro bloccare o comunque condizionare operazioni che possano ledere gli interessi nazionali, ma occorre poi sopperirvi, tanto più in questo caso, con ulteriori significative risorse, oltre a quelle già ingenti preventivate, di difficile reperimento e comunque a detrimento di altri iniziative di politica industriale;

considerato, dunque, che:

la trattativa in corso presenta numerosi aspetti poco chiari, primo tra tutti il costo finale che Cassa depositi e prestiti dovrebbe sopportare, probabilmente più elevato rispetto a quanto inizialmente preventivato e forse anche spropositato rispetto ad altri interventi di sostegno nella politica industriale nazionale e peraltro molto remunerativo proprio per Atlantia;

le fluttuazioni dei titoli in borsa provocate dall’andamento della trattativa stanno già portando ad Atlantia notevoli e significativi guadagni tanto che su di loro aleggia qualche sospetto di aggiotaggio considerate le spesso avventate e discordanti dichiarazioni di esponenti di Governo;

la composizione azionaria di Autostrade con l’ingresso dominante di Blackstone e Macquarie suscita forti perplessità, anche in merito alla governance, aggravate dalla circostanza che si tratta di due fondi speculativi, che nella loro storia hanno investito sempre pochissimo nella manutenzione, massimizzando i guadagni;

intanto si stagliano preoccupanti problemi sul piano economico relativi al mantenimento o meno degli standard di manutenzione della rete autostradale, all’indice di recupero della redditività sull’automazione che potrebbe comportare un taglio di circa un migliaio di lavoratori fuori dal perimetro del gruppo, agli ulteriori incrementi dei pedaggi e al calo dei ricavi per le interruzioni forzate a causa della pandemia,

si chiede di sapere come il Governo intenda uscire dall’impasse in cui versa, mantenendo gli impegni più volti ribaditi in merito alla governance pubblica della società Autostrade per l’Italia, al fine di garantire un asset strategico nazionale, tanto più conclamato dalla decisione sull’estensione della golden power, e nel contempo reperire le risorse necessarie per gli investimenti e la manutenzione, mantenendo i livelli occupazionali e garantendo il contenimento del costo dei pedaggi.

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