Interrogazione a risposta orale al Ministro degli Affari esteri

Interrogazione a risposta orale al Ministro degli Affari esteri

Premesso che:

resta insoluta la delicata, oltraggiosa ed intollerabile vicenda che vede coinvolti, oramai da un mese e mezzo, 18 pescatori dei due pescherecci di Mazara del Vallo, denominati “Antartide” e “Medinea”, sequestrati la sera del 1° settembre 2020 dai militari del generale Khalifa Haftar;

l’episodio, che ricadrebbe nell’ambito di quella che oramai viene definita “la guerra del pesce”, non sarebbe che l’ultimo di una serie atti ostili, sequestri o tentativi di sequestro di pescherecci mazaresi sorpresi a pescare all’interno della “zona economica esclusiva”, che si estende per 62 miglia oltre il limite di 12 miglia delle acque territoriali ed è stata istituita unilateralmente dal Governo di Tripoli nel 2005 e nella quale la pesca sarebbe interdetta;

la controversa situazione e la continua esposizione di nostri connazionali (e non soltanto) a situazioni di elevato rischio determina l’emergere della necessità di una chiara e netta presa di posizione da parte del Governo rispetto a una situazione che, proprio per i profili di rischio emergenti in ordine alla sicurezza nazionale, deve essere necessariamente chiarita;

alla luce della controversa questione persistente dal 2005 è doveroso chiarire se ed in quali termini il Governo, a decorrere dal 2005 e proprio in relazione alle continue rivendicazioni libiche unilaterali di esclusività della fascia di mare all’interno della quale si sono verificati i fatti, abbia fornito agli operatori marittimi precise indicazioni e adeguate istruzioni in ordine alla navigabilità e accessibilità di tali acque, e, in particolare, quali fossero, ove esistenti, i protocolli di intervento eventualmente adottati e diramati, anche avvalendosi dei mezzi navali e aerei della Marina militare italiana e della Guardia costiera, per garantire sicurezza e protezione dei pescherecci ed operatori nazionali marittimi presenti nell’area;

inoltre, sebbene il Governo abbia espressamente smentito, nel corso di un recente question time alla Camera dei deputati di mercoledì 7 ottobre 2020 (in risposta all’interrogazione 3-01792) alcune indiscrezioni di stampa su presunte richieste di scambio dei marittimi con 4 cittadini libici condannati in via definitiva in Italia per gravissimi reati umanitari, tali notizie tornano ad essere convintamente ribadite ad un’agenzia di stampa italiana, nel corso della giornata del 13 ottobre, da una fonte vicina all’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar;

in particolare viene riferito di una lunga telefonata tra alcuni funzionari degli Emirati arabi uniti (di cui l’Italia si starebbe avvalendo) e uno dei leader dell’Esercito nazionale libico, per coordinare i dettagli del negoziato e per discutere le modalità di liberazione dei detenuti di ciascuna parte;

oltre alla dovuta attenzione al caso di specie, tuttora irrisolto e rispetto al quale appare necessario prestare prioritariamente la massima attenzione, al fine di riportare al più presto in patria i 18 pescatori coinvolti nel sequestro, è doveroso avviare con la massima urgenza una valutazione più ampia ed addivenire ad una decisione in ordine alle iniziative da intraprendere, anche in sede internazionale, per promuovere una definizione della questione rispetto alle rivendicazioni libiche e alle interdizioni unilateralmente imposte dal Governo di Tripoli sulla base di un’applicazione evidentemente illegittima e forzata dei principi stabiliti dal diritto internazionale e dunque di un lapalissiano abuso del diritto, la cui persistenza continua a mettere in pericolo l’incolumità e la vita dei nostri concittadini e degli operatori marittimi,

si chiede di sapere:

se il Governo, in relazione alla rivendicazione unilaterale da parte della Libia della fascia di mare nella quale si è materializzato il sequestro dei 18 pescatori di Mazara del Vallo, abbia diramato o impartito agli operatori marittimi nazionali precise istruzioni o protocolli di sicurezza e di intervento, anche mediante l’ausilio dei mezzi della Marina militare italiana o della Guardia costiera presenti nell’area, ed in che misura tali protocolli siano stati eventualmente attivati nel caso di specie;

se il Ministro in indirizzo, nel perseguire la prioritaria esigenza di mettere in salvo e riportare in patria al più presto i 18 pescatori di Mazara del Vallo, ritenga di poter smentire le notizie di un negoziato tra il nostro Paese e all’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, per il tramite di mediatori degli Emirati arabi uniti, volto a concordare il rilascio di cittadini libici, condannati in via definitiva in Italia per gravissimi reati lesivi dei diritti umani, a fronte della liberazione dei 18 pescatori;

se non ritenga necessario e urgente intervenire, anche promuovendo un’azione coordinata a livello internazionale, per chiarire in modo definitivo la legittimità delle operazioni di pesca e navigazione in un’area unilateralmente ed illegittimamente rivendicata dal Governo libico come zona economica esclusiva in cui la navigazione è interdetta.

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