Informativa del Ministro dello sviluppo economico sulla situazione dell’azienda Ilva. Intervento in Aula del Sen. Adolfo Urso

Informativa del Ministro dello sviluppo economico sulla situazione dell’azienda Ilva. Intervento in Aula del Sen. Adolfo Urso

 

“Signor Presidente, abbiamo sentito per la prima volta, da parte di un esponente di Governo dei 5 Stelle, un appello al senso patriottico, perché il ministro Patuanelli ha concluso facendo appello a tutte le forze politiche a restare unite in questo momento così drammatico e così difficile. Poco fa un collega diceva che bisogna marciare compatti. Lo dico con senso di responsabilità, parlando a nome di Fratelli d’Italia che per sua natura è un partito patriottico e quindi ascolta sempre gli appelli al patriottismo, alla dignità, all’interesse e alla sovranità nazionale, ritenendo che essi siano al primo punto non del nostro programma ma del nostro impegno morale e politico.

Però bisogna capire, Ministro, in quale direzione bisogna marciare compatti perché né lei, né gli esponenti della maggioranza che si sono qui alternati, né il presidente del Consiglio Conte in conferenza stampa, avete indicato una direzione. Lei ha esposto le vicende, in buona parte giudiziarie e politiche, dal 2012 ad oggi che legano in maniera indissolubile i Governi della sinistra a quelli dei 5 Stelle e capisco che nel ricostruire queste vicende, quindi la responsabilità dei Governi della sinistra dal 2012 in poi, tanto più con la gara e con l’appalto poi vinto dalla cordata indo-francese o franco-indiana, io credo vi sia un’assunzione di responsabilità dalla quale non si può sfuggire. Tanto più per quello che è accaduto in quest’Aula perché, signor Ministro, noi apprezziamo il suo buon senso, la sua serietà e abbiamo anche stima e rispetto nei suoi confronti, ma quest’Aula non è il tribunale internazionale cui ci è sembrato che lei si rivolgesse per il 95 per cento del suo intervento, ricostruendo in maniera minuziosa quello che evidentemente i legali del Ministero hanno ricostruito. Non siamo ancora in un’Aula di un tribunale internazionale dove verosimilmente saremo trascinati dalla multinazionale franco-indiana. In quell’Aula argomenterete a nome del Paese le nostre giuste rivendicazioni. Ma non siamo nemmeno su un palcoscenico televisivo dove si può concludere un discorso auspicando di volersi bene tutti insieme. Se non sappiamo in quale direzione marciare compatti, proprio per questo noi avevamo chiesto che non fosse un’informativa ma una comunicazione, perché la comunicazione finisce con alcune risoluzioni e con un voto. Voi siete sfuggiti alla vostra responsabilità: avete preferito l’informativa, quindi il palcoscenico televisivo, all’Aula parlamentare e quindi agli impegni che noi tutti avremmo potuto e potremmo prendere insieme.

Le faccio un esempio significativo: quando il Paese stava deragliando sul treno ad alta velocità, l’industria nazionale stava deragliando sulle mancate decisioni sugli appalti e sul proseguimento del progetto dell’alta velocità. In quel caso il Governo, forse per la condizione che l’allora alleato leghista poneva nel tentativo di arginare le follie ideologiche del MoVimento 5 Stelle, giunse in Aula e chiese un voto all’Assemblea e quel voto emarginò i 5 Stelle, consentendo al Paese di non deragliare sul treno ad alta velocità.

Lo stesso avreste dovuto fare oggi e potreste fare nei prossimi giorni, chiedendo un voto chiaro e netto su un indirizzo di politica industriale e su una scelta strategica fondamentale per il nostro Paese per ritrovarci, magari, insieme in quel voto, emarginando ancora i 5 Stelle. Peraltro nei due interventi degli eletti nel MoVimento 5 Stelle che ho appena ascoltato (eletti nel MoVimento 5 Stelle, ma non so a nome di chi parlassero) c’è stata quasi soddisfazione per il profilarsi della chiusura dell’Ilva, esattamente il contrario di quello che hanno detto il Partito Democratico e lei, ministro Patuanelli, in quest’Aula. Chi parla per i 5 Stelle e quante voci ha il MoVimento 5 stelle?

Per questo, se volete, noi siamo disponibili a un voto di unità nazionale in Parlamento sulla questione che riguarda la dignità e la sopravvivenza delle industrie del nostro Paese. Infatti, tutti noi sappiamo che l’industria italiana si regge nella sua competitività globale sulla produzione siderurgica nazionale: se l’Italia ha avuto un’industria metalmeccanica, automobilistica, di elettrodomestici e una cantieristica competitiva nel mondo, l’ha avuta perché qualcuno saggiamente ha voluto che il Paese investisse in tempi utili nell’industria siderurgica.

Ciò a cui abbiamo assistito nei mesi e negli anni scorsi e che noi abbiamo denunciato purtroppo è accaduto, perché – e la sua ricostruzione, Ministro, non analizza questa vicenda – negli anni e nei mesi scorsi in questo Paese si è combattuta una guerra tra le multinazionali indiane che tendono a realizzare un sistema monopolistico nella produzione siderurgica sulla pelle dell’industria siderurgica italiana che era la prima in Europa. Infatti le tre grandi multinazionali indiane si sono combattute per avere gli stabilimenti dell’Ilva, di Terni e di Piombino, per poi, una volta avuto questo o aver chiuso gli stabilimenti, fare azione di dumping siderurgico mondiale e far uscire fuori dalla competitività globale l’industria italiana ed europea. Questa è la colpevole responsabilità dei Governi di sinistra, prima, e del secondo Governo Conte, dopo, nell’aver sottovalutato la guerra economica che si sta combattendo sulla pelle della tecnologia, della scienza, dell’industria italiana in questi mesi su questo territorio.

Quanto sono costati gli anni di amministrazione straordinaria? Sino ad oggi sono costati 3,3 miliardi di euro; peraltro, anni nei quali si è fermato il piano ambientale, sono aumentate le morti sul lavoro e 2.000 persone erano già in cassa integrazione. Poi è arrivata la multinazionale indiana, o meglio franco-indiana, e la situazione sembrava assestarsi su un piano che – è inutile nascondercelo – si basava anche sul presupposto dello scudo penale. Signor Ministro, lei legge i giornali come fanno innanzitutto i colleghi 5 Stelle e come faccio io; il giorno stesso in cui accadde quello che accadde, qui in quest’Aula noi lo denunciammo dicendo di non fornire un alibi alla multinazionale indiana. Certo, probabilmente si sentiva rinchiusa, come chiusa a chiave in un’abitazione, ma voi cosa avete fatto? La multinazionale voleva fuggire da quell’abitazione, da quell’industria, ma voi le avete fornito la chiave con cui è potuta fuggire dalla casa in cui era rinchiusa. Quella chiave è stata l’abrogazione folle e scellerata dello scudo o del mini scudo penale, dopo che voi stessi l’avevate introdotto. Il ministro Lezzi quando era in carica ha votato in quella direzione, salvo poi pentirsene una volta aver perso il Ministero, per ripicca per tale perdita. Io avrei apprezzato se in quell’occasione Barbara Lezzi si fosse dimessa da Ministro, come fece un certo Sergio Mattarella quando non condivise le decisioni che il Governo stava prendendo sul cosiddetto decreto Mammì. Io avrei apprezzato Barbara Lezzi perché avrebbe dimostrato senso e dignità politica, ma non dopo aver cambiato posizione una volta perso il Ministero ed essendo passata tra quanti hanno chiesto di abrogare lo scudo che lo stesso Governo aveva posto in essere e che poi era stato ribadito dal secondo governo Conte. Vi è quindi assolutamente una responsabilità nell’aver fornito un alibi alla multinazionale indiana.

Qual è la prospettiva? Quella da lei indicata in questa sede di andare al tribunale internazionale? Qual è la prospettiva? Quella indicata dai suoi colleghi di Gruppo in questa sede proponendo di lasciar chiudere l’Ilva? È quella, enunciata ieri sera da Conte, di presentare un altro provvedimento sullo scudo penale, salvo leggere che Di Maio si è opposto ferocemente perché non tiene i suoi? Qual è la prospettiva? Quella che Conte ha illustrato al Capo dello Stato poco fa? Conte è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica. Ci rendiamo conto di cosa significa? Tutti sanno cosa significa. Il Paese non è deragliato sulla TAV, ma sta rischiando di deragliare sull’Ilva. La chiusura dell’Ilva è per noi un triplice dramma, è la Caporetto dell’industria italiana. Bisogna rendersene conto e dirlo in quest’Aula e reagire di conseguenza, come si reagì alla disfatta di Caporetto. Chiudere l’Ilva significa sicuramente chiudere l’impianto siderurgico europeo più competitivo.

I gruppi indiani avevano due strategie: appropriarsi dell’Ilva, che era comunque l’industria più competitiva, o chiuderla. Sono riusciti nella strategia per loro meno costosa: chiudere l’Ilva e stabilire, quindi, il loro monopolio produttivo anche in Italia e in Europa.

Avevamo la possibilità, certo: non si è fatto. (Richiami del Presidente). L’immagine che si dà del Paese è drammatica e non soltanto perché fugge una multinazionale denunciando le inadempienze del Governo, che non riguardano solo lo scudo penale: la multinazionale indiana, come tutte le multinazionali che vorrebbero investire in questo Paese, è rimasta sconcertata da quanto accaduto in questi sedici mesi. È ovvio che fuggono o non investono in questo Paese. Ma, oltre a ciò, chi investirà mai più in futuro in questo Paese, dopo che la multinazionale indiana ci avrà portato davanti al tribunale internazionale per gli impegni non mantenuti? Chiunque vinca, l’immagine e la dignità del Paese saranno calpestate; e quello diventerà davvero un dramma nazionale.

Noi ci siamo. Diteci in quale direzione e andiamo insieme”.

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