Disegno di Legge n. 1191 di iniziativa del Sen. Adolfo Urso e altri volto ad agevolare la rinegoziazione di mutui ipotecari per l’acquisto di immobili destinati a prima casa ed oggetto di procedura esecutiva immobiliare

Disegno di Legge n. 1191 di iniziativa del Sen. Adolfo Urso e altri volto ad agevolare la rinegoziazione di mutui ipotecari per l’acquisto di immobili destinati a prima casa ed oggetto di procedura esecutiva immobiliare

La grave crisi economica che affligge l’Europa e l’Italia dal 2008 ha messo in serie difficoltà cittadini, lavoratori e categorie produttive, specialmente piccoli imprenditori ed artigiani, molti dei quali hanno dovuto fronteggiare la perdita del posto di lavoro o la chiusura della propria attività economica. In questo contesto l’emergenza abitativa costituisce uno dei fattori di maggiore e crescente tensione sociale: acquistare un immobile è, ormai, estremamente difficile, essendo richiesti – per l’accesso ad un mutuo – contratti di lavoro a tempo indeterminato o garanzie di solvibilità finanziaria e patrimoniale elevate, a fronte di una popolazione, specie quella giovanile, spesso disoccupata o con posto di lavoro precario. Ma anche chi ha avuto la possibilità o la fortuna di ottenere il finanziamento rischia di perdere tutto in caso di sopravvenuta insolvibilità economica tanto è che, negli ultimi anni, le banche italiane hanno registrato un boom dei pignoramenti e delle esecuzioni immobiliari, avviati in seguito all’impossibilità di molte famiglie di continuare a pagare le rate del mutuo. La prima casa costituisce un elemento fondamentale del patrimonio delle famiglie italiane e rappresenta, al contempo, un bene necessario per tutti e, se è giusto che ognuno debba onorare i propri debiti, risulta anche difficile accettare passivamente che si possa perdere la propria casa, dopo anni di sacrifici e senza colpa, per il venir meno o comunque la riduzione della fonte di reddito: la dignità del debitore va salvaguardata attraverso interventi pragmatici, intercettando i disagi prima che si trasformino in veri e propri drammi della disperazione. Risulta, dunque, opportuno e necessario tutelare e garantire quanti sono oppressi, senza colpa, dalle procedure di espropriazione immobiliare, soprattutto quando riguardino la prima casa di proprietà. Come è noto, scopo del pignoramento – e quindi delle aste – è quello di liquidare i beni del debitore e, con il ricavato, soddisfare il creditore procedente; una procedura che realizza l’interesse di entrambe le parti: quello del creditore – che ottiene i soldi che gli spettano – e quello del debitore – che in tal modo si libera del debito. Purtroppo oggi si assiste spesso ad aste immobiliari dove le case vengono aggiudicate con eccessivi ribassi rispetto alla perizia di partenza, anche del 70 per cento sul valore reale dell’abitazione, e che non risolvono mai definitivamente il problema del debito. Infatti, se un’asta viene battuta a un prezzo ormai così basso da non consentire al creditore di recuperare neanche la metà delle somme per le quali agisce, al netto delle spese legali già sostenute e, nello stesso tempo, l’eventuale vendita non consente al debitore di liberarsi della morosità, peraltro espropriandolo di un bene per lui vitale, il risultato finisce col non soddisfare né il creditore né il debitore. Con il presente disegno di legge si prevede, dunque, la possibilità per il debitore – contro cui è in corso una procedura esecutiva immobiliare – di rinegoziare con la banca creditrice il contratto di mutuo purché si tratti di acquisto della prima casa e sia stato già rimborsato almeno il 10 per cento del DDL S. 1191 – Senato della Repubblica XVIII Legislatura 1.2.1. Testo DDL 1191 Senato della Repubblica Pag. 4 capitale originariamente finanziato. A tal fine, l’offerta deve indicare un importo non inferiore al valore del bene come determinato dal consulente tecnico d’ufficio ovvero il prezzo base della prossima asta fissata nella procedura e deve essere versato con una dilazione non superiore a venti anni decorrenti dalla data di sottoscrizione dell’accordo di rinegoziazione e comunque non superiore ad una durata in anni che, sommata all’età del debitore, superi il numero di ottanta. È previsto, altresì, che la garanzia ipotecaria prestata in favore del creditore bancario rimane identica, nei patti e nelle condizioni, a quella originaria e che alla dilazione dei pagamenti va applicato un tasso fisso non superiore al tasso medio di mercato rilevato dalla Banca d’Italia nel trimestre di riferimento rispettivamente per operazioni di mutui ipotecari della medesima specie a tasso fisso. La banca creditrice svolge un’istruttoria in merito alla richiesta di rinegoziazione del credito entro novanta giorni dalla richiesta, sulla base dell’attuale situazione reddituale e sulla solidità finanziaria e patrimoniale del debitore e, in assenza di elementi ostativi, formalizza con il debitore l’accordo di rinegoziazione, senza però tener conto dell’inadempimento che ha determinato l’avvio della procedura esecutiva immobiliare pendente.

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