Discussione del disegno di legge n. 1570 in materia di sicurezza nazionale cibernetica. Intervento in Aula del Sen. Adolfo Urso

Discussione del disegno di legge n. 1570 in materia di sicurezza nazionale cibernetica. Intervento in Aula del Sen. Adolfo Urso

“Signor Presidente, intervengo in questa sede sul provvedimento in esame ritenendolo non solo importante, ma fondamentale – e lo sottolineo – per lo sviluppo economico, la competitività del sistema Paese, la sicurezza e quindi la sovranità nazionale.

Il provvedimento, in maniera un po’ confusa, completa un iter iniziato il 7 giugno dell’anno scorso – data che non cito a caso – quando, come primo atto del Governo Conte I, fu deciso di applicare la golden power sulla Retelit, argomento di cronaca di questi giorni e ovviamente anche di polemiche politiche. Il primo provvedimento del Governo, il giorno dopo aver giurato, quando ancora il Presidente del Consiglio era in viaggio istituzionale all’estero, è stato l’applicazione della golden power. La cito perché fa parte di questo provvedimento e nel Governo Conte I prima e nel Governo Conte II poi la golden power – o meglio, l’esercizio e la legislazione ad essa inerenti – è più volte modificata in maniera confusa e abborracciata. E quando viene modificata in maniera evidente sul piano politico (e mi rivolgo a quest’Assemblea)? Con il decreto-legge emanato in maniera affrettata, quando il Presidente del Partito comunista cinese – che è anche Presidente dello Stato cinese – giunge in Italia per firmare gli accordi sulla Via della seta. In quel momento – e non a caso – vengono estese la golden power – poi riproposta in questo provvedimento – alla tecnologia 5G e soprattutto la possibilità d’intervento sulle acquisizioni societarie – cioè sulla composizione delle aziende, come fatto con Retelit – che, non a caso, viene estesa anche agli strumenti e ai sistemi, cioè alla tecnologia che verrebbe utilizzata.

Anche questo Governo Conte II nasce peraltro con un provvedimento preso in occasione del suo primo Consiglio dei Ministri, inerente proprio alla golden power e al perimetro di sicurezza nazionale, cioè il provvedimento di cui oggi parliamo. Perché ritengo che esso sia non solo importante, ma fondamentale (e lo ribadisco a quest’Assemblea)? Perché interconnette tre questioni (in quanto l’una potrebbe inficiare l’altra): lo sviluppo tecnologico (del digitale e quindi della sicurezza digitale); la competitività globale; la sovranità e la sicurezza nazionale.

Siamo in presenza di una quarta rivoluzione industriale. Ricordo che le rivoluzioni industriali hanno modificato negli ultimi secoli gli assetti globali e la gerarchia delle Nazioni. La prima rivoluzione globale del 1784 pone Londra capitale del mondo: in quel periodo venne sviluppata la macchina a vapore; da lì nasce il marxismo, il capitalismo e quant’altro ancora.

La seconda rivoluzione globale sul piano industriale risale al 1870 ed io la localizzerei – spero siate d’accordo – a Boston, laddove viene individuata la catena di montaggio, che sposta gli assetti planetari. La capitale del mondo non è più Londra o comunque una città dell’Europa, ma si sposta a Boston e, quindi, negli Stati Uniti. Chi, per esempio, ha visitato il distretto della Riviera del Brenta sa che cosa significa perché tale distretto nasce quando un veneto emigrato a Boston scopre che la catena di montaggio si può applicare anche alle calzature. Nasce così la prima azienda a catena di montaggio nel distretto della Riviera del Brenta.

La terza rivoluzione industriale è quella informatica. Si tratta di una rivoluzione dell’intelligenza e dell’automazione. Ricordo all’amico Maurizio Gasparri che in quegli anni scrivemmo il libro «L’età dell’intelligenza», prevedendo il crollo del sistema comunista come conseguenza della rivoluzione informatica, come poi avvenne. La rivoluzione informatica, ponendo infatti l’accento sull’Occidente, l’automazione e lo sviluppo economico, ha portato al crollo del sistema comunista.

Con questi esempi sulle tre precedenti rivoluzioni industriali voglio dirvi che siamo affrontando una rivoluzione industriale, quella digitale, che potrebbe comportare il crollo dell’Occidente e la prevalenza dell’Oriente, di qui il conflitto, che si è misurato e si misura innanzitutto in questo Paese, tra l’Oriente e l’Occidente per il controllo dei 5G e quindi della sovranità dei dati, ma anche perché l’Italia, inevitabilmente essendo lo sbocco finale della Via della seta, è di conseguenza la nuova frontiera tra Oriente e Occidente. Noi siamo al centro di questa “faglia sismica” e, di conseguenza, il Governo tempestivamente e in maniera affrettata interviene durante la visita del presidente Xi Jinping per fare un decreto-legge sulla golden power, tentare di mettere in sicurezza il 5G e quindi soddisfare non le esigenze dell’alleato americano, ma le esigenze dell’Occidente per preservare la cultura dei diritti civili da noi conquistata rispetto alla Cina comunista e all’Oriente.

Il vice ministro Di Maio, che si è scoperto Ministro degli affari esteri, in visita a Pechino qualche giorno fa, si è detto soddisfatto per la realizzazione del golden power sul 5G. Siamo quindi di fronte alla quarta rivoluzione industriale il cui prezzo in ballo concerne la nostra libertà, i nostri diritti civili, le libertà religiose, la cultura della persona, che non è soltanto un numero, come lo è nella Cina comunista, ma ha tutta la sua sfera di diritti che ne rappresentano la dimensione plurale: persona in quanto esprime la sua libertà sulla privacy, sulla politica, la sua libertà religiosa ed economica. L’evoluzione della nostra civiltà classica giudaico-romana viene cioè minacciata da chi potrebbe esercitare il potere digitale per realizzare, in qualche misura, un nuovo dominio mondiale.

Ciò è tanto vero che dal 2015 in poi, cioè dall’era Xi in poi, in Cina sono avvenute diverse modifiche legislative tutte rivolte all’obiettivo secondo il quale ogni cittadino e ogni azienda cinese – scandisco le parole ogni cittadino e ogni azienda cinese – hanno il dovere di fornire informazioni e di prestare servizio alla sicurezza nazionale ove fosse chiamato a farlo e, quindi, a fornire i dati di cui viene a conoscenza. Questo è il problema che stiamo affrontando in queste ore – temo – nella disattenzione del dibattito politico nazionale.

Come affronta il problema il provvedimento al nostro esame, giunto finalmente in Assemblea dopo un anno e mezzo di travaglio convulso?

Ancora convulso, lo dico al Governo, perché ci è voluto un anno e mezzo per un parto davvero lungo, a cui anche il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, di cui faccio parte, ha dato evidentemente il suo contributo. Non è intervenuta a caso, infatti, l’indagine conoscitiva attivata dall’allora presidente Guerini, sul sistema di telecomunicazioni del Paese che riguarda principalmente la sicurezza nazionale.

Bene, il provvedimento giunge oggi in quest’Aula e si ripresenta un emendamento che di fatto – lo voglio dire con estrema onestà – è costruito per dare un potere al Ministero dell’interno dopo che il Ministero della difesa lo aveva ottenuto nel passaggio alla Camera. Ebbene, c’è stata una “gelosia” tra Ministeri e, a causa di questa gelosia intervenuta nel frattempo, si presenta un altro emendamento che riporterà il provvedimento alla Camera, mentre nel frattempo soffiano venti di crisi che scuotono maggioranza e Governo.

Presidente, non so quanto tempo ho ancora a disposizione ma voglio dire che riteniamo questo provvedimento fondamentale, ancorché realizzato in modo confuso, pasticciato e non consapevole perché la maggioranza, e soprattutto il partito di maggioranza relativa, il MoVimento 5 Stelle, non è consapevole di quanto fondamentale sia questo provvedimento per lo sviluppo della sicurezza nazionale.

Noi però ci asterremo su questo provvedimento (fermo restando che lo dirà meglio di me la senatrice Petrenga): interverremo nelle altre sedi perché, pur ritenendolo fondamentale, esso è fatto in maniera abborracciata, come dimostra anche l’emendamento che qui presentate, che costringerà a un altro passaggio parlamentare.

Questo è ciò che volevamo dire nella consapevolezza piena di quello che il Paese si sta giocando in questi mesi: non la sua sovranità, ma la sovranità dell’Occidente”.

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