Basta con la schiavitù del debito. Il DDL di FdI sui crediti deteriorati (NPL)

Basta con la schiavitù del debito. Il DDL di FdI sui crediti deteriorati (NPL)

La crisi colpisce le giovani coppie

Paolo e Francesca sono due giovani, sposati da poco, che hanno deciso di mettere su casa e famiglia. E come spesso accade per far fronte alle prime spese hanno chiesto un prestito, convinti di ripagarlo in poco tempo. Ma la crisi economica, il costo della vita sempre più crescente e lo spettro della disoccupazione hanno impedito di estinguere il debito. E così anno dopo anno sono diventati schiavi del loro debito, incapaci di ripianarlo.

Il caso di un piccolo imprenditore

Marco è un piccolo imprenditore che per avviare la sua azienda ha deciso di chiedere un prestito. All’inizio tutto fila liscio, ma poi la crisi, la concorrenza sempre più spietata ha ridotto le sue disponibilità economiche. Anche se in difficoltà non ha voluto procedere a licenziamenti, pagando un prezzo altissimo, e trovandosi nelle condizioni di non poter restituire il debito contratto.

Cosa sono gli NPL

Sono due casi, di fantasia per quanto riguarda i nomi, che possiamo riscontriamo nella vita di tutti i giorni e che potremmo riassumere in un acronimo NPL. Si tratta di una locuzione inglese “non performingloans” (prestito non performante), traducibile come credito deteriorato, con cui si indicano i crediti la cui riscossione è diventata incerta da parte delle banche. Sono potenziali perdite per l’istituto, perché il denaro prestato dalla banca non arriverà nei termini stabiliti con possibili perdite per l’istituto stesso. Il tema assume un’importanza assoluta in quanto il deterioramento della qualità del credito delle banche è una delle principali cause di fragilità del sistema finanziario che porta generalmente alle crisi bancarie.

I protagonisti in campo

I soggetti in campo sono tre, con ben diversi rapporti di forza: le banche che sono costrette a cedere i crediti deteriorati a prezzi estremamente bassi, pur di rientrare nei limiti determinati dalla BCE; i soggetti debitori, spesso costretti a cedere o cessare la propria attività gravata da debiti non risarcibili, ancorché potrebbe essere “salvata” e riportata in attivo; i soggetti finanziari che lucrano su questa duplice debolezza, con margini di guadagni francamente inaccettabili. Su tutto un sistema produttivo e sociale che non riesce a liberarsi del passato, per riprendere a produrre e a sperare.

Il fenomeno in Italia

In Italia, vuoi per la crisi, vuoi per la lentezza della giustizia civile e vuoi anche per un sistema dove spesso la cattiva gestione bancaria si associa a malaffare e mala politica, i crediti deteriorati negli ultimi anni sono gonfiati, fino a diventare una vera e propria montagna: alla fine del 2015 ammontavano a 340 miliardi; circa un terzo di tutte le sofferenze patite dalle banche dei paesi dell’Eurozona.

La proposta di legge di Fratelli d’Italia

Il disegno di legge presentato dal senatore Adolfo Urso punta a “liberare dalla schiavitù del debito oltre un milione di soggetti con evidenti conseguenze positive sul tessuto sociale e produttivo del Paese, su famiglie e imprese, chiudendo una triste pagina della crisi finanziaria e bancaria che ha colpito spesso proprio i più deboli”. La proposta è semplice e di immediata realizzazione ed intende attuare un principio di equità tra le parti in campo, garantendo un giusto ma limitato guadagno a chi ha in mano il debito di famiglie ed imprese e, nel contempo, realizzando una sorta di «sanatoria» dei crediti deteriorati: un vero e proprio riscatto che consenta a famiglie e imprese di liberarsi dall’incubo della schiavitù del debito e ricominciare a vivere e produrre. Insomma, si vuole consentire ai soggetti debitori in sofferenza di poter estinguere il proprio debito a un prezzo ragionevole, facendo al contempo conseguire al creditore cessionario comunque un giusto profitto.

I presupposti per accedere ai benefici della legge

Naturalmente devono ricorrere determinati presupposti: i crediti ceduti devono essere frutto delle crisi economiche e bancarie degli ultimi anni (per cui devono essere classificati come deteriorati tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2018); non devono essere superiori a 25 milioni e potranno essere estinti mediante pagamento di un importo pari al prezzo di acquisto della posizione debitoria da parte della società cessionaria, maggiorato di una percentuale del 20%.

Liberi dalla schiavitù del debito

L’estinzione del debito del presente disegno di legge comporterà l’automatica cancellazione della posizione debitoria in sofferenza dalla Centrale dei Rischi (CR) della Banca d’Italia, riammettendo cosi pienamente il debitore al circuito del credito bancario. Ciò consentirà appunto di liberare dalla schiavitù del debito oltre un milione di soggetti con evidenti conseguenze positive sul tessuto sociale e produttivo del Paese, su famiglie e imprese, chiudendo una triste pagina della crisi finanziaria e bancaria che ha colpito spesso proprio i più deboli.

La proposta di FdI alla ribalta grazie alle ‘mutande’

Era il giugno scorso quando un avvocato napoletano dal balcone di casa sua – e in mutande – cercò di attirare l’attenzione del presidente del Consiglio Conte per suggerirgli di tradurre in decreto d’urgenza il ddl del senatore Urso. Una circostanza, sicuramente singolare, che ebbe il merito di portare all’attenzione del governo e dell’opinione pubblica il tema oggetto e la proposta di Fratelli d’Italia. Allora il premier Conte si impegnò. Migliaia di famiglie e imprenditori, come i nostri Paolo e Francesca e Marco, attendono ancora.

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